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Eluana – coefficiente di vita e di civiltà

 

La scienza antropologica, studiando le origini delle aggregazioni umane, fissa la nascita delle civiltà in relazione al culto dei morti e al rinvenimento di resti composti in loculi ospitali e non più smembrati e sparsi in superficie. La salma debitamente accudita rivela sentimenti di rispetto, di organizzazione familiare e sociale fondata su una concezione della vita, tale che persino all’estinguersi di essa, si considerano i resti mortali degni di devozione. Le istituzioni di cimiteri, tombe, mausolei, sarcofagi, necropoli, sono parte integrante della fisionomia delle civiltà perché indicativi del livello di vita dei popoli. La cultura stessa della vita si deduce dai modi con cui si rispettano le membra che l’hanno contenuta e il coefficiente di questa considerazione è misura di civiltà. Ciò è tanto vero quanto invece è segno di regresso la legittimazione di quanto sopprime l’esistenza dando luogo – ad esempio – a concepire la guerra come opportuna soluzione di situazioni contese, ovvero come atto lecito di destinare masse di esseri umani ad uccidere e farsi uccidere per questioni di supremazia politica.

In quest’ottica il genocidio, la pena di morte, l’aborto, le stragi delle imprudenze, le overdose dei drogati, le pulizie etniche, e quanto per ignoranza ed egoismo opprime e sopprime vite umane, ha come unico denominatore l’abbassamento del coefficiente-vita nella coscienza della società.

 

Quanto è qui premesso serve al caso Eluana. Diciamo subito come esso doveva risolversi in favore del perdurare di Eluana fra i viventi. Nei problemi come il suo, l’impossibilità di manifestarsi fa appello alla coscienza e all’amore di cui siamo capaci per riaffermare il valore assoluto di un principio da rispettare proprio nei casi limite in cui la consistenza dei canoni di convivenza civile è messa alla prova.

Se una legge dovesse ammettere la possibilità di soppressione per quanti si trovano nelle condizioni di Eluana, avremmo l’eutanasia, cioè un ulteriore delusione dell’intima sensibilità da noi riferita alla vita, e il precipitare del livello di civiltà del nostro momento storico. L’eutanasia annulla il diritto-dovere di rispettare in noi stessi e negli altri l’esistenza fino all’estinzione naturale; essa peserebbe sul senso comune dell’esistere già debilitato dall’aborto, che nega il diritto di nascere a ciò che già palpita come realtà umana. La soppressione di Eluana per l’indebita licenza degli organi di Stato, dispone tutti, e persino noi cattolici, alla mentalità di tolleranza, alle giustificazioni parziali, ai motivi sentimentali, all’ottuso fatalismo, al "pro bono pacis" con si  sancirebbe l’aggravarsi degli strazi umani successivi al calo ulteriore del coefficiente-vita.

 Sacro vuol dire inviolabile. La vita in sé è sacra, appartiene alla sfera inaccessibile ai viventi, perché mai essi potranno esaurire la comprensione del suo valore. I tentativi di lacerarne la sacralità, richiamano ciascuno alla lotta per la difesa della conservazione della specie, lotta umana, politica, scientifica, culturale. Eluana è individuo della specie cui tutti apparteniamo; ci è sorella, e oggi anche figlia. Chi ha soppresso ciò che ancora viveva in lei, macchia tutti noi di connivenza e ci toglie il diritto a ritenerci estranei alle distruzioni e violenze che lacerano la nostra storia.

Eluana – come Terry Schiavo – non cadrà nel dimenticatoio. E’ dai tempi di Erode che si celebra il martirio degli innocenti ad opera dell’intrusione del potere politico nella loro vita. Sarà lei l’emblema della lotta (nel Parlamento, nelle chiese, nelle piazze) della civiltà dell’amore contro la cultura di morte.

                                                                                                         Duilio Marchesini e Giancarlo Scafidi           

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